PUBBLICO IMPIEGO, LA DOPPIA FACCIA DELLA DEMOCRAZIA SINDACALE

Roma -

 

PUBBLICO IMPIEGO, LA DOPPIA FACCIA DELLA DEMOCRAZIA SINDACALE

 


Con la firma definitiva del Contratto per i lavoratori pubblici delle Funzioni centrali si è chiusa, malamente, una vicenda che ha visto un buco normativo ed economico di circa 10 anni. Pochi soldi, anzi quasi nulla, parecchi arretramenti normativi, nessuna soluzione ai problemi più urgenti quali l’ordinamento professionale che sarà “affrontato” - cosa molto diversa da “risolto” - con l’istituzione dell’ennesima “commissione”. Quindi ora la parola passa alla contrattazione decentrata, di amministrazione e locale, in cui gli istituti contrattuali dovranno trovare concreta applicazione attraverso il confronto con le organizzazioni sindacali rappresentative degli interessi dei lavoratori del comparto.


Per decisione delle organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UIL, CONFSAL e CISAL  e dell’ARAN, cioè delle parti che hanno sottoscritto il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, ai tavoli negoziali di secondo livello non potranno però sedere i rappresentanti delle organizzazioni sindacali che non abbiano partecipato alle trattative contrattuali di comparto o che abbiano scelto di non firmare il contratto. Questo è in sintesi il contenuto dell’articolo 7 del nuovo CCNL 2016 2018. Analogo articolo è poi stato inserito nel contratto del Comparto Istruzione e Ricerca  e prevedibilmente lo sarà anche negli altri comparti. Si mettono così sullo stesso piano organizzazioni che non avevano la rappresentatività qualificata del 5% medio tra voti RSU ed iscritti, con quelle che pur avendo ampiamente superato tale requisito, pur avendo presentato una propria piattaforma, pur avendo partecipato al negoziato nazionale ed avendo comunque dato il proprio apporto alla discussione al tavolo di trattativa, pur avendo promosso scioperi e mobilitazioni hanno poi deciso di non sottoscriverlo perché non rispondente nemmeno lontanamente alle esigenze da queste rappresentate.


La USB nei giorni scorsi aveva formalmente diffidato l’ARAN e le Organizzazioni sindacali firmatarie della pre intesa contrattuale a procedere alla firma definitiva, chiedendo che l’articolo incriminato venisse tolto dal testo, ma tutti gli attori negoziali hanno deciso di infischiarsene della nostra forte richiesta e hanno proceduto alla firma. Ovviamente la USB proseguirà nella mobilitazione e adirà anche il giudice per veder abolito l’articolo incriminato e ristabilire così il diritto alla contrattazione anche per chi ha ritenuto largamente insufficiente, se non dannoso, l’accordo raggiunto e quindi non lo ha sottoscritto.


La cosa che però vorremmo particolarmente sottolineare è l’atteggiamento assunto dalla CGIL in questo frangente. Non perché le altre organizzazioni non abbiano identica responsabilità in questa scelta antidemocratica, quanto perché la CGIL, nel settore metalmeccanico, ha  vinto una importante battaglia legale, ottenendo una pronuncia della Corte Costituzionale (231/2013) proprio sul principio che non si possono discriminare le organizzazioni sindacali rappresentative a causa della mancata sottoscrizione di un contratto collettivo nazionale. La battaglia legale fu aperta dall’allora segretario generale dei metalmeccanici della FIOM, Maurizio Landini che oggi, lasciata la categoria, è membro autorevole della Segreteria nazionale della Confederazione CGIL.


Vorremmo quindi chiedere a Landini: la democrazia sindacale è un bene da conquistare quando a richiederla è la CGIL e che può essere invece negata, anche con il proprio determinante assenso, quando a essere discriminata è l’USB o una qualsiasi altra organizzazione che si permetta di non condividere i contratti che la CGIL firma? La richiesta di garantire il pluralismo sindacale vale solo quando a chiederla è un’organizzazione blasonata, anche se ormai decisamente decaduta, come quella che Landini rappresenta, oppure  vale anche per chi mantiene alto il profilo conflittuale e di classe e ogni giorno allarga le proprie file fino a raggiungere in tantissimi settori una rappresentatività qualificata innegabile? Oppure il problema è quello di poter continuare indisturbati ad esercitare il clientelismo e gli inciuci con le Amministrazioni amiche, a cui si fornisce continuo appoggio e sostegno, senza che ci sia ai tavoli negoziali nessuno pronto a denunciarli e a difendere davvero gli interessi dei lavoratori nell’applicazione del nuovo contratto?  


Siamo convinti che i lavoratori interessati, che in questi giorni stanno sonoramente bocciando il contratto nelle stesse assemblee indette dai firmatari e in quelle promosse da USB, saranno capaci di ribaltare nei fatti la norma antidemocratica imponendo ai tavoli decentrati la presenza di chi non solo è “tecnicamente e formalmente” rappresentativo ma soprattutto lo è sostanzialmente nelle quotidiane pratiche di lotta.



Unione Sindacale di Base

 

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DICHIARAZIONE DELLA DELEGAZIONE TRATTANTE  USB AL TAVOLO ARAN PER LA SOTTOSCRIZIONE DEFINITIVA DEL CCNL FUNZIONI CENTRALI

Roma, 12 febbraio 2018  

La USB conferma, anche in questa sede,  la decisione assunta al momento della  firma dell’ipotesi di  CCNL di non sottoscrivere il contratto delle Funzioni Centrali.

Le motivazioni di questa non firma, già espresse il 23 dicembre, sono rafforzate dal  confronto che la nostra Organizzazione sta avendo con i lavoratori e le lavoratrici del comparto nelle assemblee che si stanno tenendo in tutta Italia per la consultazione sui contenuti del contratto.

 I lavoratori bocciano sonoramente questo  contratto che, dopo  otto anni di attesa, non solo non dà risposte sul piano economico   limitandosi ad elargire una misera mancetta  pre-elettorale,   anche attraverso soluzioni raffazzonate, temporanee  ed insufficienti come quella dell’ elemento perequativo, ma rappresenta un sostanziale arretramento sul piano dei diritti,  colpendo paradossalmente soprattutto  le situazioni di maggior disagio, come quelle legate  alla fruizione della legge 104 o alla malattia.

Questo contratto rappresenta uno spartiacque che recepisce in toto l’accanimento normativo, supportato da un’indegna campagna mediatica  contro i lavoratori pubblici,  allo scopo,  neanche tanto velato,  di colpire attraverso il pubblico impiego il servizio pubblico e quindi lo Stato Sociale; uno spartiacque che  rinnega   il principio secondo il quale i contratti  di lavoro servono  a  migliorare le condizioni economiche e normative dei lavoratori e delle lavoratrici  a cui quel contratto si applica.

Nelle assemblee i  lavoratori bocciano consapevolmente anche la previsione dell’art. 7 che  consente la partecipazione alla contrattazione integrativa  ai soli firmatari del contratto. Una norma contrattuale che non esitiamo a definire di stampo  fascista, voluta dalle Organizzazioni Sindacali firmatarie con la complicità dell’Aran e non imposta da nessuna legge,  frutto della protervia di chi si arroga il diritto di detenere il monopolio sindacale in questo Paese.  Arroganza confermata dalle   modalità di svolgimento delle trattative, non solo per  questo contratto, ma anche per  quello  dell’istruzione e Ricerca ,  sempre con la complicità dell’Aran.

Abbiamo presentato formale diffida legale all’Aran e alle OO.SS. firmatarie della preintesa a non sottoscrivere il contratto.  Prendiamo atto del silenzio generale,   ma riteniamo necessario sottolineare che paradossalmente, nel costruire la diffida insieme ai nostri legali, abbiamo utilizzato le risultanze della sentenza della Corte Costituzionale n° 231/13 nella quale la Consulta afferma  essere anticostituzionale la previsione di discriminare  le OO.SS. che, dotate della richiesta  rappresentatività  e  partecipanti al tavolo per la definizione del contratto,  non abbiano condiviso il testo contrattuale.

Paradossale perché la sentenza richiamata è frutto di un’azione legale promossa dalla FIOM e dalla confederazione CGIL , quella stessa confederazione che oggi,  al pari delle altre,  su questo tavolo nega  il diritto che lei stessa ha invocato,  applicando il principio dei due pesi e due  misure,  alla faccia della tanto sbandierata democrazia.  Una democrazia a senso unico quella della CGIL,  su cui farebbero bene a riflettere attentamente tutti gli iscritti a quella confederazione.

La nostra protesta contro il contratto non si ferma certo qui. Continueremo la nostra battaglia e non solo sul piano legale, forti del consenso dei lavoratori.

Unione Sindacale di Base

 

 

 

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