9 MARZO: SCIOPERO GENERALE. RIPRENDIAMOCI TUTTO!

Nazionale -

 

Mentre il Governo vara decreti "scatola vuota" sulla parità salariale, la realtà per le donne in Italia resta un percorso a ostacoli fatto di precarietà e rinunce. Non è un caso, è una scelta politica!

La realtà che il Governo ignora:

  • Dimissioni forzate: Oltre 60.000 madri l'anno lasciano il lavoro perché mancano i servizi. Non sono scelte volontarie, è un'espulsione di massa dal mercato del lavoro.
  • Part-time obbligatorio: Il 41% delle giovani madri è intrappolato in contratti ridotti e salari da fame perché lo Stato ha tagliato il welfare.
  • Lavoro di cura invisibile: Le donne continuano a essere il "finto welfare" del Paese, costrette a supplire alle mancanze di asili e assistenza agli anziani.
  • Premi negati: Contratti firmati anche da CGIL-CISL-UIL che escludono chi va in maternità dai premi di produzione.

Perché scioperiamo?

Perché mentre i prezzi corrono, i servizi pubblici chiudono e le risorse finiscono in armi e guerra, a noi restano solo le briciole di una parità di facciata.

Rivendichiamo:

  1. Salario Minimo e aumenti veri: Basta paghe da fame che alimentano il gender pay gap.
  2. Welfare Pubblico e Universale: Asili nido e servizi gratuiti per liberarci dal ricatto del lavoro domestico.
  3. Tutele reali: Stop alla discrezionalità dei padroni sulle nostre vite.

Il 9 marzo incrociamo le braccia contro la precarietà forzata e per un salario dignitoso. Se ci fermiamo noi, si ferma il mondo!

 

USB Pubblico Impiego

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Iniziativa verso l'8 Marzo, sciopero generale 9 Marzo

GUERRA ALLE DONNE: IL PREZZO DEL RIARMO È SULLE NOSTRE SPALLE

Giovedì 5 Marzo ore 17, evento online trasmesso sui nostri social di USB 

https://youtu.be/AU6ZPvzvhYg

La crisi economica da anni ha raggiunto livelli insostenibili, e a pagare il conto più salato sono, ancora una volta, le donne. Dal trauma del Covid 19 al passaggio verso un’economia di guerra avanzata, il percorso è segnato: un costante impoverimento che colpisce prioritariamente le lavoratrici.

Un’economia di guerra contro il lavoro femminile

Viviamo in un contesto dove la militarizzazione dei bilanci pubblici sottrae ossigeno ai servizi sociali e ai salari. Mentre si finanziano le guerre, i rinnovi contrattuali nel pubblico e nel privato sono briciole: gli aumenti salariali non coprono nemmeno la metà del tasso di inflazione. Le risposte del Governo? Propaganda e incentivi ininfluenti. Il tanto sbandierato sgravio fiscale per le madri con 3 o più figli è uno specchietto per le allodole che raggiunge appena 500-600 mila lavoratrici su una platea di 6 milioni di madri (Dati Istat 2026). La realtà è un’altra: siamo di fronte a una guerra contro poveri e lavoratori e soprattutto lavoratrici.

Il cappio dei dazi e l'inflazione

Le lavoratrici sono oggi esposte ai nuovi rischi del protezionismo. I dazi USA colpiscono settori a forte presenza femminile come il tessile e l'abbigliamento (dove le donne sono il 60% della forza lavoro). Secondo stime ILO e WTO, il 38% dei posti di lavoro persi a causa dei dazi riguarderà proprio le donne.
Inoltre, il rincaro dei beni agricoli ed energetici alimenta un’inflazione che divora redditi già bassi. Con un gender pay gap che resta strutturale, l’erosione del potere d'acquisto costringe le donne a ridurre le ore lavorative per sopperire alla mancanza di uno Stato sociale ormai smantellato.

Maternità e molestie: il ricatto del silenzio
I numeri dell'ispettorato (INL 2024) sono una dichiarazione di guerra sociale:
• 70% delle dimissioni volontarie (oltre 60.000 l'anno) sono rassegnate da madri con figli sotto i 3 anni.
• Il 41% delle giovani madri lavora part-time, ma per la metà di loro è un’imposizione dovuta all'assenza di servizi.
A questo si aggiunge la piaga delle molestie: 2 milioni di donne hanno subito ricatti o molestie in carriera. Secondo recenti indagini IPSOS, chi subisce molestie spesso perde il lavoro: il 28% si dimette per disperazione e il 14% viene addirittura licenziata.
Per queste ragioni, USB ribadisce la necessità che la lotta per i diritti e il salario sia anche lotta contro la guerra. Rivendicare un salario dignitoso significa esigere che i soldi dei lavoratori tornino ai lavoratori, e non vengano bruciati nell’economia di guerra. Significa lottare per un welfare pubblico e universale che liberi le donne dal ricatto del lavoro domestico e dalla precarietà forzata. Non accetteremo di essere la carne da cannone di questa crisi. Contro il riarmo e lo sfruttamento, la nostra risposta è la mobilitazione permanente: per il salario, per i diritti, per un'economia che serva la vita e non la distruzione. Questi i nostri contenuti dello sciopero del 9 marzo.

 

USB Pubblico Impiego

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8 MARZO – GIORNATA INTERNAZIONALE DI LOTTA DELLE DONNE: Le donne della FSM contro la guerra imperialista, l’economia di guerra e lo sfruttamento

USB Nazionale, 23/02/2026

L’8 marzo non è una celebrazione, ma una giornata di lotta. La Federazione Sindacale Mondiale  è al fianco delle donne lavoratrici di tutto il mondo che resistono allo sfruttamento capitalistico, all’oppressione patriarcale e alla violenza dell’imperialismo.

Oggi l’imperialismo mostra il suo volto più feroce attraverso guerre, occupazioni, sanzioni economiche e saccheggio dei popoli. La FSM denuncia il genocidio in corso contro il popolo palestinese, che colpisce in modo brutale donne e bambini, e la continua aggressione imperialista contro il Venezuela, fatta di sanzioni criminali, ricatti e tentativi di destabilizzazione. Guerre e sanzioni sono strumenti di dominio che distruggono società intere e colpiscono prima di tutto le donne della classe lavoratrice.

I numeri smascherano questo sistema di morte e sfruttamento:
le donne rappresentano oltre il 70% dei poveri nel mondo; guadagnano in media circa il 20% in meno rispetto agli uomini e sono concentrate nei settori più precari e meno tutelati. Più del 60% del lavoro non retribuito, fondamentale per la riproduzione sociale, ricade sulle donne, garantendo enormi profitti al capitale e risparmi agli Stati.

L’economia di guerra arricchisce l’industria bellica e i grandi monopoli, mentre milioni di donne vengono spin­te nella povertà, nella disoccupazione e nella precarietà. Le spese militari aumentano ovunque, mentre sanità pubblica, istruzione, welfare e diritti del lavoro vengono smantellati.

Nei contesti di guerra e occupazione, donne e bambini costituiscono la maggioranza delle vittime civili: bombardamenti, sfollamenti forzati, fame e mancanza di cure colpiscono soprattutto le donne. In Palestina, migliaia di donne sono state uccise, ferite o private dell’accesso a cure essenziali. Le sanzioni economiche, come quelle imposte al Venezuela, colpiscono direttamente le donne lavoratrici, riducendo l’accesso a cibo, farmaci, sanità e diritti sociali.

Le donne della classe lavoratrice subiscono un doppio e triplo sfruttamento: salari da fame, lavoro precario, carichi di cura imposti, discriminazioni sistemiche e violenza crescente. Capitalismo e patriarcato sono due facce dello stesso sistema.

La FSM afferma con chiarezza:
senza la fine delle guerre imperialiste, senza la rottura con l’economia di guerra e senza giustizia sociale, non può esistere alcuna reale uguaglianza di genere.

In questo 8 marzo, la Federazione Sindacale Mondiale chiama le donne e gli uomini della classe lavoratrice a:

  • rafforzare la lotta contro l’imperialismo e le sue guerre
  • opporsi alle sanzioni, alle occupazioni e allo sfruttamento capitalistico
  • difendere lavoro, salario, diritti e servizi pubblici
  • costruire solidarietà internazionalista tra i popoli
  • lottare per un mondo libero da sfruttamento, oppressione e violenza

8 marzo: le donne della FSM contro la guerra imperialista, l’economia di guerra e lo sfruttamento.
Senza pace e giustizia sociale, non c’è uguaglianza di genere.

Federazione Sindacale Mondiale